Da Bach a Berio | Stark, Bhriain

Da Bach a Berio
Stark, Bhriain

01/06/2026 - 10:30
Palazzo della Ragione | Sonnabend Collection



Nurit Stark, violino

Aoife Ní Bhriain, violino

 

J. S. Bach (1685-1750)

Aria dalle Variazioni Goldberg, BWV 988

L. Berio (1925-2003)

Selezione dai 34 duetti per due violini

B. Bartók (1881-1945)

Selezione dai 44 duetti per due violini, Sz. 98

G. Ligeti (1923-2006)

Ballata e danza

C. Bauckholt (1959)

Estratto da Luftgeister

N. Stark (1979)

Improvvisazione su temi irlandesi

 

Un breve itinerario visivo tra una selezione di opere della galleria, guidato dalla storica dell'arte Melania Longo, accompagna il concerto.

Primo turno alle ore 10.10, secondo turno alle ore 10.50.

 

20’ | Ingresso 12 €

 

In questa nuova sede di Trame Sonore, un concerto unico e particolare che fonde musica ed arte, con delle protagoniste eccezionali: Nurti Stark, amica del festival e straordinaria musicista; Aoife Ní Bhriain, allieva di Stark e promettente violinsta; e Melania Longo, tra le più influenti storiche d'arte del panorama attuale.

Il percorso si apre nel segno della memoria con l’Aria dalle Variazioni Goldberg di Bach (1741 circa), cellula originaria di uno dei cicli più monumentali della storia della musica. La sua particolarità sta nel ruolo centrale del basso, che genera l’intero edificio delle variazioni: una struttura fondativa che incarna l’idea di ritorno e stabilità, quasi una “casa” sonora prima della moltiplicazione delle forme. Da questa radice "dal basso" si sviluppano diverse declinazioni del dialogo strumentale: nei Duetti di Bartók (pubblicati nel 1933) la scrittura didattica diventa linguaggio popolare est-europeo, tra dissonanze e impulsi ritmici, mentre nei Duetti di Luciano Berio il duetto si fa ritratto sonoro, gesto di memoria e ricerca timbrica.

La Ballata e danza di Ligeti (1950) prosegue questo percorso tra energia folklorica e scrittura densa, con i due strumenti in continuo inseguimento. Con Luftgeister (Spiriti dell’aria) di Carola Bauckholt (2012) il suono si sposta verso la sua dimensione materica: soffi, rumori e emissioni dello strumento creano un paesaggio rarefatto e quasi immateriale. La chiusura è affidata alla stessa Stark con delle improvvisazioni su temi irlandesi: un ritorno alla memoria popolare filtrata dal presente, dove improvvisazione e tradizione si ricompongono in un gesto libero e originario.

Testo a cura di Martina Sangermano