Shaw, Toldrà | Noies String Quartet

Shaw, Toldrà
Noies String Quartet

02/06/2026 - 10:30
Museo Virgilio



Noies Quartet

Irene Piazza, violino

Cecilia van Berkum, violino

Jieun Kim, viola

Mar Bonet Silvestre, violoncello

 

C. Shaw (1982)

Plan and Elevation

I. The Ellipse

La ginestra (J.Maragall)

E. Toldrà (1895-1962)

Vistes del mar

C. Shaw

Plan and Elevation

II. The Cutting Garden

III. The Herbaceous Garden

Laggiù, nelle lontananze del mare (J.Maragall)

E. Toldrà (1895-1962)

Vistes del mar

II. Lento

C. Shaw

Plan and Elevation

IV. The Orangerie

V. The Beach Tree

Il mare era allegro, questo mezzogiorno (J.Maragall)

E. Toldrà (1895-1962)

Vistes del mar

III. Molto vivace

 

35’ | Ingresso 8 €

 

Sebbene separate da quasi un secolo, Plan & Elevation di Caroline Shaw e Vistes al mar di Eduard Toldrà condividono qualcosa di essenziale: entrambe trasformano un luogo fisico in esperienza musicale. Non descrivono semplicemente un paesaggio; lo abitano. In Vistes al mar, Toldrà trasforma in suono la poesia marina di Joan Maragall: il riflesso del mare, il vento, la luce mediterranea e il movimento delle onde. L’opera nasce direttamente da poesie legate al paesaggio costiero catalano. In Plan & Elevation, Shaw compie qualcosa di simile, ma attraverso un’altra sensibilità: prende ispirazione dai giardini e dall’architettura di Dumbarton Oaks.

Ogni movimento riflette uno spazio diverso – un giardino, un boschetto, una struttura – ed esplora il modo in cui percepiamo proporzione, distanza e texture. Toldrà ascolta il paesaggio come un poeta; Shaw lo osserva come un’architetta. Ma, grazie alla loro grande trasparenza sonora, entrambe le opere preferiscono suggerire piuttosto che imporsi.

Dunque due rappresentazioni della natura opposte: da un lato quella più selvaggia e pura di Toldra, dall’altro quella più controllata e perfezionata dall’uomo, raccontata da Shaw. In questa performance i due paesaggi si sovrappongono in un percorso unico, dove i brani ci invitano ad ascoltare come uno spazio possa organizzare la nostra percezione del tempo. Due paesaggi diversi, ma una stessa idea: trasformare la contemplazione in musica.

 

1) La ginestra

La ginestra ancora una volta,

la ginestra dal profumo intenso,

è la mia innamorata

che ritorna col tempo del caldo.

Per darle un abbraccio

sono salito in cima al colle:

dal primo bacio

mi ha lasciato tutto profumato.

Soffiava un vento che sventolava,

splendeva un sole luminosissimo:

la ginestra si contorceva

furiosa, ridendo al sole.

Io la prendo per la cintura:

le forbici fanno rumore

spogliando tanta bellezza

finché il cuore non me ne ha detto

basta.

Con un vimine che cresceva

innocente accanto a lei

ho legato la dolce amata

ben stretta in un piccolo mazzo.

Quando l’ho avuta legata

mi sono voltato verso il mare...

Mi sono rivolto al mare,

che brillava come cristallo;

ho sollevato il mazzo in alto

e sono corso giù a valle.

2) Laggiù, nelle lontananze del mare

Laggiù, belle lontananze del mare

si levava la luna solitaria.

Un inno senza parole, cadenzato,

le cantavano le onde sulla spiaggia.

Il cielo, tutto liscio e scolorito,

ascoltava il canto delle onde;

e la terra, oscurandosi a poco a poco,

senza voce, senza vento e senza fasti,

pareva immergersi nel nulla,

davanti al cielo e al mare che

s’illuminavano

al bacio della luna, sempre più chiaro

a ogni istante,

e al crescente mormorio delle onde.

3) Il mare era allegro, questo mezzogiorno

Il mare era allegro, questo

mezzogiorno;

tutto era luce e grida e fiori di schiuma,

perché splendeva il sole e correva il

vento.

In lontananza si vedeva un grande

mantello di bruma.

Sopra le onde, con le vele dritte,

le barche saltellavano come caprette.