Urban Cluster è una formazione attiva dal 2020 nella sperimentazione sonora in vari ambiti della scena musicale. Il quartetto — Francesco Esposito (clarinetto), Emanuela Ferrari (pianoforte), Paolo Ragni (batteria) e Rino Trasi (basso elettrico - chitarra) — intreccia nei propri lavori jazz, musica contemporanea, polistilismo novecentesco e improvvisazione libera, dando vita a un linguaggio personale e immediatamente riconoscibile in cui veicola un’idea di musica contemporanea non necessariamente “accademica”. Questa estetica musicale si esprime con particolare forza nell’album Time Dances on the Train to Baltimore (DaVinci Publishing), un viaggio sonoro che unisce narrazione, interplay e una scrittura ricca di sfumature armoniche, dinamiche ed elettroniche, senza preclusione di genere.
Accanto ai progetti jazzistici, Urban Cluster è attivo anche nel teatro musicale, collaborando con attori e autori in produzioni di forte impatto emotivo e civile. Tra le più recenti: Semplicemente Anna (Casa della Memoria, 2024, Milano), dedicato alla figura di Anna Frank, un racconto musicale e teatrale che intreccia memoria, narrazione e suoni contemporanei e Le Mie Donne (teatro Blu, 2026, Milano), un omaggio a sette donne che hanno cambiato la storia, attraverso musica originale, testi e drammaturgia.
Il quartetto nell’ambito della scena jazzistica è stato più volte protagonista al festival JazzMi di progetti di ricerca dedicati all’improvvisazione generativa e alla manipolazione del suono, con la performer improvvisatrice Francesca Naibo e con la violinista Eloisa Manera; mentre recentemente ha sviluppato un progetto dedicato al jazz di Pat Metheny con il chitarrista Giampiero Spina.
Il gruppo Urban Cluster debutta a Trame Sonore con due programmi crossover, interpretati attraverso la propria identità multigenere mediata dal linguaggio jazz e contemporaneo, e arricchiti dall’apporto più classico della violinista Valentina Danelon e della flautista Francesca Torri. In un concerto presenta due composizioni di Gershwin e Copland originariamente per orchestra, appositamente trascritte per la formazione al fine di esaltare un approccio sonoro classico nella forma ma che ammicca al feeling del jazz, caratteristiche queste già presenti nel pensiero compositivo originale degli autori. Nell'altro concerto propone un lavoro originale di Rino Trasi, "The Four Seasons". Lontanissime dalle celebri composizioni omonime di Vivaldi e Piazzolla, le stagioni di Rino Trasi partono da mezzi linguistici diversi che si muovono a cavallo tra novecento storico, Jazz e contemporaneità con l’aiuto dell’elettronica. L’aspirazione finale non è quella di descrivere le stagioni in senso onomatopeico, ma di ritrovare in un viaggio interiore l’emozione che viviamo nei diversi momenti in cui la natura cambia e ci stupisce sempre.