Anna-Lena Elbert, soprano
Nicolas Altstaedt, violoncello
G. de Machaut (1300-1377)
Je ne cuit pas qu'oncques à creature
H. Birtwistle (1934-2022)
Along the River
Hear Where Her Snowgrave Is (da 9 Settings of Lorine Niedecker)
G. Kurtág (1926)
“Jószef Attila - töredékek” op. 20 - Frammenti per soprano solo
l'esecuzione di Kurtag si alterna con:
B. Britten (1913-1976)
Suite n. 3 per violoncello op. 87
T. Hume (1569-1645)
Fain Would I Change that Note
Tickle me Quickly
J. Dowland (1563-1626)
Come again
Elisir della buonanotte offerto da Bar Caravatti
40’ | Ingresso 18 €
Il programma di questa straordinario evento firmato 'Round Midnight attraversa sette secoli di musica uniti da un tema comune: la parola intonata. E chi meglio poteva accompagnarci in questo viaggio, se non questi due straordinari e versatili musicisti di fama internazionale?
La ballata B14 Je ne cuit pas qu’oncques à creature di Guillaume de Machaut vede al suo centro la voce femminile che celebra la bellezza del dono d’amore introducendo il dialogo tra soprano e violoncello, protagonista dell’intera serata. I due brani tratti dai 9 Settings of Lorine Niedecker di Sir Harrison Birtwistle raccolgono questo filo: piccole miniature vocali ispirate ai poemi quasi-haiku della poetessa americana, in cui voce e violoncello costruiscono un universo sonoro rarefatto e tagliente ispirato dalla vita della Niedecker vicino all’isola Blackhawk nel Wisconsin. I Frammenti di József Attila op. 20 di György Kurtág – unica sua opera per voce sola senza accompagnamento – si alternano alla Suite n. 3 op. 87 per violoncello solista di Benjamin Britten, in un dialogo che amplifica la solitudine di entrambe le voci.
Kurtág trasforma i versi incompiuti del poeta ungherese in immagini musicali – contemplazione della condizione umana, disperazione, paura della morte – tracciate con poche note che evocano al contempo la canzone popolare ungherese e la monodia del Seicento. A chiudere la serata sul sagrato della Rotonda di San Lorenzo, tre brani di due liutisti elisabettiani: Fain Would I Change that Note e Tickle me Quickly di Tobias Hume e Come again di John Dowland, maestri della canzone d’amore seicentesca, che riconducono la serata alle radici della tradizione vocale europea da cui tutto è partito.
Testo a cura di Bianca Cimmino – Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia (Cremona)