Angelo Goffredi, tenore
Federico Del Sordo, clavicembalo e organo
Mitologia e poesia: Italia, Francia e Germania
Claudio Monteverdi
Selezione da L’Orfeo SV 318
Georg Philipp Telemann
Fantasia n. 1 (Allegro — Adagio — Allegro), cembalo solo
Neues, canto e cembalo
Fantasia n. 2 (Presto — Adagio — Allegro), cembalo solo
Georg Philipp Telemann
Fantasia n. 5 (Vivace — Largo — Vivace), cembalo solo
Getrost im Leiden, canto e cembalo
Fantasia n. 6 (Tempo di minuetto — Largo — Allegro), cembalo solo
Georg Philipp Telemann
Fantasia n. 7 (Presto — Largo — Presto), cembalo solo
Mutter~Söhne, canto e cembalo
Fantasia n. 8 (Vivace — Cantabile — Presto), cembalo solo
Attilio Ariosti
Oh miseria d’amante, canto e cembalo
30’ | Ingresso con biglietto del museo
I teorici della musica del Seicento e del Settecento si sono sforzati di racchiudere l’ortografia dei linguaggi dell’epoca barocca (che può dirsi iniziata all’alba del secolo XVII) entro il perimetro di uno stile ben definito. Il programma vuole offrire al pubblico una tavolozza di linguaggi che si differenziano per origine culturale (Francia, Germania, Italia) e per destinazione (sacro e secolare).
Alla base della libera genialità dello stile monteverdiano, indubbiamente, vi è quel processo di emancipazione dalla scrittura contrappuntistica avvenuto con la ‘svolta’ del recitar cantando: un risveglio dei fasti della tragedia greca, alla luce di quel ‘mesmerismo’ applicato alla narrazione mitologica che aveva già portato il mito di Orfeo a rinascere nel Seicento con le melodie di Jacopo Peri, Agostino Agazzari, Giulio Caccini e che seguiterà con l’Orfeo di Stefano Landi, così come nelle opere di Luigi Rossi e di Antonio Sartorio. Il tema, peraltro, godrà di una lunga eco anche nelle cantate e nelle opere di tutto il Settecento (il mito di Orfeo, in particolare, lo si ritrova nella poetica di Christoph Willibald Gluck). Con i brani di Georg Philipp Telemann (1681~1767) si è voluto presentare un singolare binomio di musica solo per tastiera (le Fantasie per clavicembalo) associato a una piccola ma significativa perla della sua produzione: alcuni dei lieder inclusi nel suo metodo didattico destinato ai cantanti e ai discenti di basso continuo (ca 1732~1733). Infine, una cantata intera di Attilio Ariosti (1666~1729, di nascita bolognese, ma morto a Londra), che ha come oggetto i ‘capricci’ amorosi di Nike (in italiano, Nice) tradotti in una chiave ora languida ora piena di spirito e di vita musicale.
La parte cantata è affidata al tenore Angelo Goffredi, manotvano, con alle spalle una solida carriera di cantante barocco, ma dedito anche al repertorio classico.romantico e perfino pop. Alle tastiere (organo e cembalo), Federico Del Sordo, uno dei musicisti più attivi nel campo della riscoperta di opere sconosciute, che egli pubblica attraverso apposite edizioni critiche e incide nei suoi numerosissimi CD.